Gran Bretagna: Braccio di ferro sulle scuole speciali

di ScuolaOggi
Thu May 16 17:12:00 CEST 2013
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Prodotto: Gran Bretagna: Braccio di ferro sulle scuole speciali

2009-07-28 - Gran Bretagna: Braccio di ferro sulle scuole speciali

"Cosa fare per mio figlio che soffre di autismo?" E' quello che si � chiesto Paul Honeywood quando si � visto costretto a cambiare scuola a suo figlio Aidan, affetto da autismo e da problemi di comunicazione. Aidan ha inoltre un carattere violento e aggressivo, sia a scuola che a casa: per questo era stato espulso, per aver aggredito uno dei suoi insegnanti. Il personale infatti non � in grado di gestire questa situazione: i genitori del ragazzo hanno preso cos� la decisione di trasferirlo in una scuola per ragazzi con lievi disturbi dell'apprendimento a Clacton On Sea, dove il personale scolastico � pi� preparato nell'accoglienza e nella gestione di simili casi.

L'interrogativo che si pone Honeywood � questo: "Anche suo fratello Jay soffre degli stessi problemi, pur in maniera minore. Per ora non ha bisogno di aiuti speciali, ma se ne avesse in seguito? Per adesso va bene ci� che gli offre la scuola normale, e poi?". Un interrogativo ancora pi� impellente in previsione dell'imminente chiusura (nel 2005) della scuola di Clacton. Il consiglio scolastico ha dichiarato che i ragazzi della scuola primaria diventeranno parte della Windsor School (una scuola per bambini con gravi problemi di apprendimento), mentre quelli della secondaria potrebbero essere o inglobati nella stessa Windsor School, o in una scuola media locale, la Bishop Park. Il consiglio ha dichiarato che nessun alunno verr� trasferito in una scuola normale se i genitori non sono d'accordo. Il problema � che Honeywood e altri genitori temono proprio che ci sia invece questa possibilit�. Allan Sigston, direttore del consiglio della contea dell'Essex per lo sviluppo dei bambini con bisogni speciali, ha assicurato che le scuole si adatteranno (sia a livello di personale che di programmi) all'accoglienza di questa classe di alunni, premendo sul punto che il miglior modo per aiutarli sia quello di fargli frequentare le classi normali. "Il luogo migliore per sviluppare le attitudini al linguaggio e alla comunicazione � l'aula. Inoltre, parecchi genitori vorrebbero vedere i propri figli in classe, e grazie a un nuovo sistema potrebbero vederli", afferma Sigston.

Ma l'esperienza di Honeywood rimbalza fra i genitori di tutta la Gran Bretagna, ed � spunto di dibattito fra posizioni diverse di tecnici della scuola e politici. Dal momento in cui i ragazzi con bisogni speciali vengono incorporati nelle scuole normali, le scuole speciali vengono chiuse. Da un documento del 2001 si legge che viene promossa la scuola normale, che si basa su principi lodevoli di riduzione delle discriminazioni e di integrazione, piuttosto che nella segregazione dei soggetti con bisogni speciali. Lo " Special Educational Needs and Disability Act" del 2001, attivo in Inghilterra, Scozia e Galles, sostiene il diritto dei bambini con problemi fisici o comportamentali ad essere educati nelle classi normali (previa l'approvazione dei genitori), con uno specifico supporto e facendo in modo che la loro presenza non metta in situazioni difficolt� gli altri alunni. Ma molti insegnanti specializzati e molti genitori sono preoccupati. Alcuni temono che insegnare ai bambini svantaggiati nelle scuole normali che mancano di specializzazione e di risorse comprometterebbe l'educazione di tutti gli studenti. Hillary Cass, una consulente pediatrica del Great Ormond Street Hospital di Londra, abituata a trattare con i bambini con questo tipo di problemi, dice: "Il dibattito � diventato un caso politico enorme. Molti di questi bambini perdono la propria autostima e diventano vittime di "bullismo". A volte mancano di un adeguato supporto o degli specialisti necessari che gli diano l'input a imparare ci� che viene naturale agli altri ragazzi". La Cass � convinta del fatto che integrare i ragazzi nelle classi non tiene particolarmente conto di quella che � poi la scelta dei genitori, che sono "gli esperti per quanto riguarda i propri figli, e se credono che una determinata scuola possa danneggiarli a livello psicologico, � poco professionale ignorare i loro punti di vista".

Valentina Foglietto